STORIA

Le origini della Villa Lalatta Costerbosa denominata "La Vignazza" sono da ricercare insieme a quelle del suggestivo Oratorio che sorge alle pendici della ripa boscosa di pertinenza della Villa ed in fregio al torrente Enza.


LA VILLA

Il complesso attuale è il risultato di una serie di ampliamenti di un piccolo edificio risalente al XV secolo, di cui restano tracce al piano terreno della dimora padronale, facente parte della tenuta dei Minori Osservanti di Santa Fenicola, probabilmente destinato ad ospizio.
La trasformazione a Villa, con pertinenze rurali, avviene con la cessione ai privati dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi.
Prima del 1809 l'edificio padronale viene ampliato dal Capitano Egidio Rossini e fu lui, forse, ad edificare, orientate a sud, le barchesse destinate a serre per gli agrumi in vaso che decoravano il giardino all'italiana, come in uso a quel tempo.
Nel 1843 passa in proprietà al Giudice Remigio Villa ma, nel 1867, il complesso viene acquistato all'asta, come casino di caccia, dal Conte Antonio Costerbosa, la cui unica figlia Faustina, sposa del Marchese Antonio Lalatta, ne completerà il recupero nel 1873.
Sono di questo periodo le porte a vetrate multicolori con decorazioni sabbiate e le tempere a stencil delle varie sale.
D'allora sino ai giorni nostri il complesso dei fabbricati ed i campi costituenti il podere "La Vignazza", nonché il sottostante podere detto "L'Eremita", sono di proprietà dei Marchesi Lalatta Costerbosa, i quali hanno sempre utilizzato la Villa quale amata residenza estiva.



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Gli interventi di restauro degli ultimi anni, pur restituendo alla Villa l'antico ed originale fascino delle dimore patrizie della provincia parmense, ne hanno anche conservato l'ottocentesca vocazionalità agricola, recuperando anche le sue pertinenze con i terreni tutti, un tempo coltivati a vigneto, da cui la denominazione "La Vignazza".
In particolare sono state recuperate al loro antico splendore i rustici e le barchesse, nonché le corti interna ed esterna, entrambe in acciottolato. Nella corte interna un rosone ricorda il primo recupero della stessa, posto in essere ad opera dei Marchesi Lalatta Costerbosa nel 1879.
Inoltre le scuderie, con il portico attiguo, ed il fienile ad esse soprastante, sono stati restaurati e destinati a sale da ricevimento, cerimonie, mostre ed eventi.
 



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L'ORATORIO DEL ROMITO

Edificato in collegamento alla fortezza di Montechiarugolo e del Convento di Santa Maria delle Grazie (ora Santa Fenicola di proprietà privata) sorgeva adiacente ad un rifugio destinato ad un romito (termine derivante dalla deformazione della parola eremita, intesa come religioso; in questo caso si trattava di frate un francescano che viveva solitario in luogo remoto ed isolato dal resto dei suoi confratelli) che, oltre a traghettare i viandanti da una sponda all'altra del torrente Enza, aveva cura del luogo sacro e del tratto di bosco limitrofo.
La devozione popolare per l'immagine della Vergine, ivi conservata, ne fece ben presto un luogo di culto ed un centro di pellegrinaggio conosciuto anche in territori al di fuori dei confini del contado.




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I primi documenti ufficiali risalgono alla donazione di questo oratorio, datata 2 Maggio 1530, che fece Donna Domitilla Trivulzio, vedova del Conte Francesco Torelli di Montechiarugolo, ai religiosi del convento dei Frati Minori.Probabilmente, con questo lascito, la nobildonna intendeva così porre termine alla lunga contesa per il controllo dell'attraversamento del torrente Enza, che aveva opposto il Papa Leone X al marito ed era culminata nel 1514 con l'incendio di una barca e l'uccisione degli addetti da parte dei Torelli.
Pare che il primo impianto dell'Oratorio sia relativo ai primi decenni dell'anno mille e che nel 1530 fosse in totale rovina, tanto da indurre i frati stessi del Convento di Santa Maria della Grazie a supplicare il Pontefice Clemente VII ad utilizzare le elemosine per consentirne la conservazione. In seguito sia l'eremo che la cappella vengono distrutti per cui, nel 1578, Mons. Castelli ordina la posa di una croce in legno sul luogo dell'edificio (croce che oggi compare nella pavimentazione in cotto del pronao). Fu totalmente riedificato dai religiosi del Convento di Montechiarugolo tra la fine del secolo XVII e l'inizio del XVIII, ma nel 1811 fu soppresso, con il Convento, per volere di Napoleone e, insieme alle terre, venduto a privati.
Nel 1817 è di proprietà della famiglia del Capitano Rossini ed, in seguito, al Cavagnari, autore di "La Fata di Montechiarugolo", che lo cita nel suo romanzo. Nell'anno 1843 è posseduto dal Giudice Remigio Villa.
Dal 1867 appartiene alla famiglia Lalatta Costerbosa che lo trasformò in cappella gentilizia, restaurandolo completamente ad opera del Conte Antonio Costerbosa prima e, successivamente, dell'unica figlia Faustina, sposa del Marchese Antonio Lalatta, come compare dalle iscrizioni delle lapidi murate nel pronao.

L'impianto semplice e severo era costituito, in origine, da un pronao e da due corpi voltati a botte su diversi livelli. Recenti interventi di consolidamento hanno modificato la struttura di copertura ma messo in luce pregevoli affreschi seicenteschi, sulla parete absidale interna, raffiguranti l'Annunciazione della Beata Vergine, cui era dedicato il tempio, e le immagini di due Evangelisti dotati alle mani ed ai piedi, di sei dita.
L'Oratorio del Romito è collegato direttamente alla soprastante Villa La Vignazza mediante un suggestivo stradello nel bosco di acacie, roverelle e carpini, che conserva, probabilmente, l'antico tracciato dei pellegrini romei.
L'Oratorio con l'antico viale d'accesso è, a richiesta, aperto ai visitatori. In esso inoltre, in quanto consacrato, è possibile, a richiesta, celebrare matrimoni, battesimi ed altre cerimonie religiose, previo accordo con l'autorità clericale.



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