STORIA
Le origini della Villa Lalatta Costerbosa denominata "La Vignazza" sono da ricercare insieme a quelle del suggestivo Oratorio che sorge alle pendici della ripa boscosa di pertinenza della Villa ed in fregio al torrente Enza. |
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LA VILLA |
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Il complesso attuale è il risultato di una serie di
ampliamenti di un piccolo edificio risalente al XV secolo, di cui restano
tracce al piano terreno della dimora padronale, facente parte della tenuta
dei Minori Osservanti di Santa Fenicola, probabilmente destinato ad ospizio. |
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Gli interventi di restauro degli ultimi anni, pur restituendo alla Villa
l'antico ed originale fascino delle dimore patrizie della provincia
parmense, ne hanno anche conservato l'ottocentesca vocazionalità agricola,
recuperando anche le sue pertinenze con i terreni tutti, un tempo coltivati
a vigneto, da cui la denominazione "La Vignazza". |
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Edificato in collegamento alla fortezza di
Montechiarugolo e del Convento di Santa Maria delle Grazie (ora Santa
Fenicola di proprietà privata) sorgeva adiacente ad un rifugio destinato ad
un romito (termine derivante dalla deformazione della parola eremita, intesa come religioso; in
questo caso si trattava di frate un francescano che viveva solitario in luogo
remoto ed isolato dal resto dei suoi confratelli) che, oltre a traghettare i
viandanti da una sponda all'altra del torrente Enza, aveva cura del luogo
sacro e del tratto di bosco limitrofo. |
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I primi documenti ufficiali risalgono alla donazione di questo oratorio,
datata 2 Maggio 1530, che fece Donna Domitilla Trivulzio, vedova del Conte
Francesco Torelli di Montechiarugolo, ai religiosi del convento dei Frati
Minori.Probabilmente, con questo lascito, la nobildonna intendeva così
porre termine alla lunga contesa per il controllo dell'attraversamento del
torrente Enza, che aveva opposto il Papa Leone X al marito ed era culminata
nel 1514 con l'incendio di una barca e l'uccisione degli addetti da parte
dei Torelli. |
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L'impianto semplice e severo era costituito, in origine, da un pronao e da
due corpi voltati a botte su diversi livelli. Recenti interventi di
consolidamento hanno modificato la struttura di copertura ma messo in luce
pregevoli affreschi seicenteschi, sulla parete absidale interna,
raffiguranti l'Annunciazione della Beata Vergine, cui era dedicato il
tempio, e le immagini di due Evangelisti dotati alle mani ed ai piedi, di
sei dita. |